Sarabandi, il gruppo Finanziamenti di Grande come una città, ovvero come far nascere un tavolo da un gruppo

Me ne avevano parlato. Ero andato a sentire qualcosa. Era settembre. Mi pare. Anzi no. Comunque sembrava settembre. Qualche giorno prima avevo dato una piccolissima mano a buttare sacchi pieni di plastica, bottiglie, posate e tanta altra roba rimasta inerte per troppo tempo all’interno del Brancaleone, da poco, finalmente, dissigillato. Fatto sta, che di lì a qualche giorno, ci sarebbe stata la plenaria di Grande come una città. Proprio al Brancaleone. Quindi non era settembre. Era dicembre.

Quel pomeriggio, mentre me ne tornavo a casa, pensavo a Grande come una città. Bel progetto. Aperto, libero, partecipato. Partecipato. Più pensavo alla partecipazione e più, salendo le scalette di via Rionero, mi tornavano in mente quelle riunioni infinite, quando qualche lustro indietro, mi incontravo al Defrag con tanti amici musicisti e cantori per le prove con il collettivo musicale Zero Gravity Toilet.

Erano serate interminabili. Scarica gli strumenti, porta gli strumenti, monta il palco. Tutto pronto per cominciare e invece no! Alt! Prima delle prove bisognava riunirsi, sedersi, discutere e decidere. Per alzata di mano, senza alzata di mano, con alzata e senza mano. Bisognava, in ogni caso, decidere e soltanto dopo avere più o meno deciso, iniziavano le prove. Prove che poi, a un certo punto, inevitabilmente, terminavano. E quindi smonta il palco, riporta gli strumenti, ricarica gli strumenti in macchina, saluti, baci, sunti, riassunti e riepiloghi a punti. Sali in macchina, cerca parcheggio, entra a casa, piano… e dormi. Oppure, puoi anche non cercare parcheggio… e dormi. Insomma: “Ciao, vado alle prove al Defrag” voleva dire “torno verso le 4”, oppure “dalle 4 in poi mi trovi vicino casa, in doppia fila, con la faccia spiaccicata sul finestrino a sbavare, se tutto va bene”.

Ma perché? E soprattutto, perché ’ste prove duravano così tanto?

Tutta colpa di un finanziamento europeo. Ebbene sì, un gruppo di giovani musicisti aveva partecipato a un bando e ricevuto un finanziamento dall’allora Programma Youth in Action e doveva in qualche modo gestire la faccenda. E così fu. Il finanziamento permise al collettivo di formarsi, di vivere un’esperienza intensa, di chiamare esperti a parlare dei collettivi anni ’70, di diritto d’autore e creative commons, di musicoterapia e di molto altro. Fu l’occasione per sperimentare e creare dall’improvvisazione, registrare, editare e autoprodurre (espressione molto utilizzata all’epoca: “mi sono autoprodotto un disco”, una sorta di partenogenesi multipla tra individuo, anima e supporti di varia natura), avendo a disposizione i mezzi adeguati allo scopo, ossia un finanziamento. Il progetto si concluse con la realizzazione di un disco (in un certo senso prodotto dall’Unione Europea) e alcune uscite dal vivo.

Ma che c’entra tutto questo con la plenaria di Grande come un città?

Intanto sono a piazza Vulture. C’entra, mi dico respirando con un certo affanno, (la scalinata di via Rionero all’occorrenza può trasformarsi nell’ascesa al Corno piccolo del Gran Sasso). C’entra perché, come con il collettivo, ci si riunisce, si pensa, si discute, si parla, si scrive, si fanno un sacco di cose e anche se è ‘Grande come un casino’, è qualcosa che esiste e che sta rivitalizzando la cultura. Fattore importantissimo, in epoca di rievocati oscurantismi.

Le riunioni però… tutte ’ste riunioni… infilo la chiave nella serratura del portone. Ci mancano le riunioni. Entro a casa. Certo, però… intanto il cane si fionda sulle mie Branca-scarpe o scarpe che sanno di Branca e anche di Fernet Branca.

Mi tolgo la giacca. Mi siedo sul divano e, mentre il cane continua a ispezionare le suole, prendo la decisione. Vado alla plenaria, vado a senti’, vado a vede’…

Ebbene, qualche giorno dopo – era gennaio comunque –, c’è la plenaria. Con fare meschino inizio a mercanteggiare per convincere mio figlio di undici anni a seguirmi: “Vedrai che ti diverti e comunque stiamo poco”. Arriviamo al Brancaleone. Un sacco di persone, un sacco di gruppi, spiegoni qui, spiegoni là, un bel fermento. Vedo Christian Raimo, ciao, complimenti, etc. etc., senti volevo sapere se, secondo te…

Nel giro di un minuto parte il gruppo Finanziamenti.

Che poi sul sito non è un gruppo, ma un tavolo di lavoro. Comunque gruppo o tavolo di lavoro che sia – potrebbe diventare pure un tavolo di lavoro di gruppo o addirittura un gruppo di lavoro di tavoli, o, alle brutte, un gruppo di tavoli da lavoro –, la faccenda prende il via. Mi rimetto seduto ad ascoltare, finché mio figlio non mi ricorda: “Avevi detto, stiamo poco”. Provo a convincerlo. “Guarda, ci sono i tavoli con i colori e i fogli, ti va di disegnare?”.

Due minuti dopo siamo sulla strada di casa. Ci fermiamo ai piedi della ferrata di via Rionero per scrutare la vetta e decidiamo di attaccarla dal versante sinistro, il meno impervio.

Nel giro di un paio di settimane e di una decina di email, il tavolo di lavoro si riunisce intorno al tavolo.

La prima constatazione è ovvia. Siamo tutti alla ricerca di finanziamenti. Non nel senso più venale. Anche in quel senso. Comunque, concordiamo sul fatto che i finanziamenti servono, e ancor più ai progetti culturali di Grande come una città. La cultura va finanziata! L’arte va finanziata! Perché l’arte è un lavoro! E costa! Insomma, ognuno dice la sua. Continuiamo a parlare… i finanziamenti ci sono, ce ne sono tanti, è l’informazione a essere carente, o spesso ci si muove troppo tardi, o spesso è difficile. In ogni caso, l’informazione è carente.

Partiamo da questo punto, procediamo con calma e diamoci degli obiettivi:

  • analizzare le aree di interesse di Grande come una città (fatto!)
  • fare un po’ di formazione/informazione interna per chiarire meglio quali sono e come funzionano i finanziamenti (fatto!)
  • progettare uno spazio condiviso dove inserire i link ai bandi che possono interessare grande come una città (fatto!)
  • fare, successivamente, eventualmente, informalmente e a chi interessa, un po’ di formazione sulla progettualità (…)
  • chissà…

A oggi, dopo diverse tavolate di lavoro, abbiamo aperto una pagina Facebook Gruppo finanziamenti GCC https://www.facebook.com/Gruppo-finanziamenti-GCC-1307850186040186/ , dove segnaliamo i link ai bandi. Chiunque sia interessato può aderire al gruppo e/o inviarci link a bandi pubblici provenienti da fonti ufficiali.

Il TA-VO-LO-DI-LA-VO-RO chiamato, per semplificare, ‘gruppo finanziamenti’ e ribattezzato informalmente con il nome Sarabandi, è attualmente composto da Donatella Patino, Monica Crisci, Annamaria Bruni, Elena Tenga, Chiara Nano, Ada Natali, Marzia Ercolani, Damiano Torre (coordinatore).

Dalla cima del ghiacciaio di via Rionero la vedo la città, e vedo che, effettivamente, è piuttosto grande. Il telefono mi avvisa. È arrivata una e-mail. L’ultima delle 4.789 di Grande come una città. È una supplica all’intero quartiere, al municipio, al mondo: “Per favore cancellatemi dalla mailing list!”. Anche questo è Grande come una città.

Mi tolgo i ramponi e riprendo il sentiero per casa.

In ogni caso, era febbraio… la plenaria c’è stata a febbraio.

vanishngPoint

Articolo precedenteLa salute in un mondo di relazioni
Articolo successivoII Assemblea plenaria
Grande come una città
Grande come una cittàhttps://grandecomeunacitta.org
Grande come una città è un movimento politico-culturale, nato a Roma, nel Terzo municipio, per promuovere l’incontro fra le persone, creare luoghi e momenti di confronto, nella condivisione di valori come inclusione, nonviolenza, antifascismo, e nel rispetto di tutte le opinioni, etnie, religioni e orientamenti sessuali.

Post correlati

Commenti

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui

Seguici

7,571FansMi piace
1,747FollowerSegui
468IscrittiIscriviti

POST RECENTI