I beni comuni: le persone fanno la differenza. Quali proposte per Roma?

Come muovere dalle esperienze di organizzazione sociale che sorgono sul territorio e dalle domande dei cittadini e delle associazioni, per rilanciare significato e valore della partecipazione politica e lo sviluppo della città di Roma?
Il gruppo di lavoro Beni comuni di Grande come una città propone una giornata di studio e di riflessione su cittadinanza attiva, uso dello spazio e del territorio municipale e sviluppo politico della città.

L’attenzione nei confronti dei beni comuni, oggetto del nostro gruppo di lavoro, a partire da un tema centrale nella ricerca e nella riflessione politica degli ultimi quindici-venti anni, nasce dalla consapevolezza che questi costituiscano oggi un terreno importante di confronto e conflitto politico, come risorse capaci di produrre trasformazione e innovazione politica e urbana, in termini di coinvolgimento attivo della cittadinanza e crescita locale. Finora, in particolare a Roma, livelli di informalità particolarmente elevati hanno consentito e consentono la diffusione di comportamenti individuali illegali, fra i quali è, però, necessario distinguere tra quelli che perseguono meri interessi personali privati e quelli, come le occupazioni di stabili pubblici o privati, finalizzate a realizzare buone pratiche sociali. In questa lettura è evidente come con bene comune possa essere inteso tanto il bene materiale o immateriale, oggetto dell’interesse comune, quanto le stesse esperienze condivise, le stesse pratiche collettive, il cui valore sociale va ben al di là anche dei servizi che esse molto spesso forniscono alla cittadinanza, orientando appunto in tal senso il ruolo politico del governo della cosa pubblica, troppo spesso inteso solamente come controllore o mero erogatore di prestazioni individuali ai cittadini.

Pratiche valide e importanti, tanto sotto il profilo della crescita di un fare insieme e di un sapere comune, e quindi di un ritorno di interesse attivo collettivo nei confronti della cosa pubblica, quanto come integrazione e sostegno, ma anche come orientamento delle politiche delle amministrazioni pubbliche. In questo senso, queste esperienze si configurano come un potenziale di revisione, integrazione e rigenerazione dei sistemi politici rappresentativi contemporanei, dei quali appare oggi particolarmente emergente il deficit di democrazia.

Il tema dei beni comuni ha avuto in questi anni la capacità strategica di collocarsi in uno spazio storicamente non compreso e compresso dall’angusto dilemma tradizionale della modernità politica – pubblico o privato? nel senso di stato o società civile? – attraverso la sua capacità di aggirare, senza naturalmente poter eludere, la porta stretta dell’alternativa radicale proprietà pubblica/proprietà privata, aprendo una riflessione, prima sulle finalità dei beni, sia materiali sia immateriali, anche a prescindere dal regime di proprietà, e poi sul valore sociale delle pratiche collettive realizzate su quei beni, in particolare su quelli materiali, di natura pubblica o privata, in stato di abbandono nelle città. Una riflessione che pur non potendo appunto eludere la questione di fondo dei regimi di proprietà, sposta però di conseguenza l’attenzione e la discussione sui fondamenti stessi di questi regimi denaturalizzandoli, rinviandoli cioè alla loro definizione giuridica convenzionale e richiamando in tal senso con forza la loro funzione e destinazione sociale.

Un punto di forza fondamentale ci viene dall’articolo 118, ultimo comma, della Costituzione italiana il quale prevede che «Stato, Regioni, Province, Città Metropolitane e Comuni favoriscono l’autonoma iniziativa dei cittadini, singoli e associati, per lo svolgimento di attività di interesse generale, sulla base del principio della sussidiarietà». Tale principio implica che le diverse istituzioni debbano creare le condizioni necessarie per permettere alla persona e alle aggregazioni sociali di agire liberamente nello svolgimento della loro attività.

Al riguardo, è nota la diffusione che sta avendo nei comuni italiani – a oggi più di 190, grandi e piccoli – l’attuazione del Regolamento sulla collaborazione tra cittadini e amministrazione per la cura condivisa dei beni comuni. È uno strumento che consente la stipula di patti di collaborazione tra cittadini e amministrazione con operatività e finalità condivise da entrambi, perseguendo obiettivi nell’interesse generale. Un tale strumento è ancora assente nella nostra città.

Nel territorio del III Municipio diverse esperienze sociali, con caratteristiche tra loro differenti, si sono sviluppate negli ultimi anni con questi profili comuni: da iniziative partecipative collettive, che hanno occupato e riutilizzato beni attualmente abbandonati, a pratiche associative finalizzate alla conservazione e fruibilità sociale di beni comuni, come le aree di verde pubblico.

Il seminario, destinato a cittadini, soggetti collettivi e amministratori pubblici, nasce quindi con l’obiettivo da un lato di riflettere su questa storia recente, sulle esperienze maturate e sui nodi teorico-pratici che esse mettono a nudo, dall’altro di ragionare sugli strumenti politici e giuridici esistenti – quali anche il citato Regolamento, di cui Roma continua però ad essere priva – e di altri che si potrebbero sviluppare a livello cittadino e municipale, ai fini della valorizzazione e dell’incentivazione di queste pratiche.

Primo seminario di formazione e confronto
 

III Municipio, Sala Consiliare, piazza Sempione 15
8 giugno 2019 – ore 9.30-14.00

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Grande come una città
Grande come una cittàhttps://grandecomeunacitta.org
Grande come una città è un movimento politico-culturale, nato a Roma, nel Terzo municipio, per promuovere l’incontro fra le persone, creare luoghi e momenti di confronto, nella condivisione di valori come inclusione, nonviolenza, antifascismo, e nel rispetto di tutte le opinioni, etnie, religioni e orientamenti sessuali.

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