La monnezza di Roma

La gestione dei rifiuti a Roma è un delirio tossico, un avvelenamento pianificato. Migliaia di tonnellate di monnezza che vagano da una parte all’altra, di giorno e di notte, da Rocca Cencia alla Salaria, da Malagrotta a Maccarese, o restano nei camion che vagano impazziti da un deposito all’altro, o si fermano nei container dei treni per mesi e mesi,

come macabre installazioni, sotto il sole, a cento metri dalle case, perché la Germania non li prende più, l’Austria non li prende più, e alle due alle quattro di notte si sveglia il dirigente degli impianti, si chiama qualche dipendente in emergenza, e si prova a capire come andrà il giorno dopo, portali a Viterbo, portali a Aprilia, Viterbo non ce li prende più, proviamo a mandarli in Abruzzo, ogni giorno i dirigenti Ama cercano di non andare nel panico, l’assessora Montanari fa uno sproloquio, incomprensibile, dice che è tutto a posto, che Roma è all’avanguardia, che ci sono delle strade dove la raccolta differenziata è al 90 per cento, ma poi li leggi, li vedi i dati è non è aumentata di un punto percentuale, sempre al 44 per cento stiamo, inchiodati lì da quattro anni, e secondo la previsione – secondo i soldi che sono stati dati a Ama – si sarebbe dovuti essere al 65, perché Ama si è presa un appalto da 12 miliardi e 400 milioni per 15 anni, un megaappalto pubblico, che l’ha salvata dalla morte, e in quell’appalto c’era scritto che la condizione dei 12 miliardi e mezzo erano gli investimenti, impianti all’avanguardia, differenziata raddoppiata, ma niente e niente di tutto questo è successo, c’è un piano rifiuti ridicolo che è stato messo a punto un anno fa da Ama insieme a Montanari, che fa acqua da tutte le parti, che progetta, progetta (non sogna) che il modo per aumentare la differenziata del 16,5 per cento sono il “progetto green card”, le “ecofeste”, la “promozione dell’uso di tessuti sanitari riutilizzabili”, la “promozione del compostaggio domestico e di comunità”, tutte misure che pensano che l’emergenza di Roma si risolva come in una comunità volenterosa di amish, mentre i cassonetti trabordano, la puzza dell’impianto di Salaria si sente ormai quotidianamente, ogni minuto ogni ora, la gente si sveglia di notte urlando, da Saxa Rubra a corso Trieste, da Piazza Sempione a Villa Ada, e la gente a Nuovo Salario mentre tiene le finestre sbarrate pensa se si sente così devastante qui pensa come a Villa Spada, dove le case stanno a cinquanta metri dall’impianto, e a cento metri c’è un asilo nido, in cui le educatrici dicono: noi abbiamo paura, non li portiamo mai fuori praticamente, stiamo tappati ermeticamente dentro le stanze, ma l’assessora Montanari dice che la puzza non si sente, ogni tanto fa un blitz in incognito dopo che per tre ore hanno dato una pulita all’impianto, fa qualche dichiarazione incomprensibile e strampalata, saluta i giornalisti, e dpo cinque minuti, cinque minuti esatti la puzza ricomincia, come una condanna a vita, per gli abitanti che si sono sentiti presi per il culo dall’assessora precedente, Paola Muraro, per un anno, quando diceva: le fiorere antiodore, i nasi elettronici, facciamo un referendum: volete che quest’impianto si trasformi in un sito di rifiuti di materiali o in un sito di uffici? e intanto mentre si votava, alzata di mano o per iscritt? qual era la conversione migliore, intanto la presa feroce per il culo, intanto l’impianto tmb Salario non solo non smetteva di funzionare ma aumentava il conferimento, passava da 390 a più di 500 tonnellate al giorno di lavorazione, senza contare la trasferenza, cioè altre 400 tonnellate al giorno, che stazionano qui, marciscono qui, spesso nel piazzale antistante, quando la vasca è piena, spesso nei camion quando il piazzale è pieno, quante volte all’anno si verifica quest’emergenza? uno chiede, un paio di volte al mese ti rispondono gli addetti di Ama, che poi ti promettono che a agosto almeno a agosto andrà meglio, svuoteranno le vasche, l’impianto sarà meno carico, un po’ di sollievo, la gente respirerà, e invece poi agosto è il mese peggiore, il caldo e il fetore, perché la monnezza invece di diminuire è aumentata, più 11 per cento rispetto all’anno scorso, e chi se l’aspettava eh, più 3 per cento dall’inizio dell’anno, e chi se l’aspettava eh, non c’è stato un giorno in cui si è potuto respirare, 38 gradi in casa e le finestre tappate, l’inferno e la tortura, ci sono ragazzini che sono nati qui, con la puzza già in casa, nativi della puzza, quest’impianto è in funzione dal 2011, e l’assessora Montanari ancora dichiara – santo cielo, le bestemmie che uno si tiene – che lei ancora non lo sa se è stato costruito prima l’impianto o poi le case, ma basta chiedere a chiunque, a un ragazzino di sei anni, basta vederle le case che sono degli anni 50, case di ferrovieri, di operai, non di ricchi, apposta gli hanno piazzato una discarica di fatto a cento metri, a respirare aria che non si sa che c’è dentro, l’Arpa che fa i controlli una volta l’anno, le fosse sono sempre stracolme, e i dirigenti dell’Ama continuano a negare, non c’è puzza, è soggettiva dicono mentre tu stai vomitando, forse viene dal depuratore Acea (così insistono a dire), forse viene dagli oli che usano i meccanici abusivi (così insistono a dire), forse viene “dal degrado del vento che passa attraverso le prostitute della Salaria” (così provano a dire), lasciando chiunque esterrefatto, raggelato, distrutto, completamente a terra rispetto alla politica, a chi dovrebbe tutelare le persone e non lo fa, chi è che dato l’autorizzazione a fare un impianto qui? quale funzionario regionale ha pensato, in coscienza, che si potesse intossicare un’intera comunità, perché la regione non ritira quest’autorizzazione, cosa aspetta? quali sono i dirigenti regionali che hanno deciso questa cosa? perché Zingaretti e l’assessore all’ambiente Valeriani non si prendono in carico la questione dei rifiuti a Roma non come un tema, ma come un’emergenza per la vita dignitosa? Perché non dicono nulla dopo che la gara per il revamping del termovalorizzatore a Colleferro è andata deserta? Perché la sindaca non capisce, non sente, che non è possibile pensare che se 50mila persone la vita è devastata da un impianto di lavorazione dei rifiuti stiamo parlando di un’emergenza, santoddio, che non è pensabile rimandare, immaginare che la questione del ciclo dei rifiuti possa venire dopo la spiaggetta squallida e triste con venti ombrelloni a ponte Marconi per costruire la quale sono stati dirottati lì i dipendenti del dipartimento ambiente, che dovevano stendere il prato finto mentre mezza città quest’estate diventava una giunga di erba non tagliata, di alberi caduti al primo acquazzone? Roma non può essere la sua monnezza, una città che viene identificata per i cumuli di spazzatura, in cui l’emergenza è tale che non ci si fa più caso, ci si assefua, come ci si arrende a un tumore, arrivano i gabbiani a mangiare dai bidoni, arriva il ministro Costa a fare il commissario, espropriando i cittadini e la politica della sua capacità di governo, e il commissariamento vorrà dire certo meno diritti per i lavoratori, zero investimenti, zero progettazione, trattare come fosse un terremoto una cosa che è la normale, la più normale, ordinaria amministrazione, le cose che buttiamo nei cestini, in un gigantesco fallimento politico, civico, persino morale e umano. L’indifferenza assoluta della vita dell’altro. I quartieri dove vivono le persone trattate letteralmente come una discarica il valore delle loro giornate, delle loro vite, delle loro relazioni svilito, violentato, annichilito. Deve andare davvero così?

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Grande come una città è un movimento politico-culturale, nato a Roma, nel Terzo municipio, per promuovere l’incontro fra le persone, creare luoghi e momenti di confronto, nella condivisione di valori come inclusione, nonviolenza, antifascismo, e nel rispetto di tutte le opinioni, etnie, religioni e orientamenti sessuali.

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