Il Casaletto: sosteniamo la petizione a seguito della messa a bando della struttura

Il Casaletto: sosteniamo la petizione a seguito della messa a bando della struttura

Il progetto del “Casaletto” nasce dal fortunato incontro tra alcuni operatori del Servizio Disabili Adulti della Asl Roma A (oggi Roma 1), pieni di sogni e di ideali, e dalla appassionata Rita Valentini, una donna che nel suo percorso di vita tanto si è spesa per il problema della disabilità e che è stata presidente della Consulta disabili del nostro municipio e della Consulta cittadina disabili a fine anni novanta. 
Noi operatori del Servizio D.A. volevamo che la ASL, di cui ci sentivamo rappresentanti, si ponesse nei confronti della disabilità in modo attivo e propositivo, per questo con le poche e nulle risorse che avevamo a disposizione abbiamo cominciato a organizzare laboratori socio-riabilitativi attingendo dal volontariato e da mezzi personali. Il Comune di Roma, apprezzando le nostre iniziative, ha cominciato a finanziare i nostri progetti che avevano preso vita pur non avendo locali idonei dove realizzarli (il pomeriggio spostavamo le scrivanie dei nostri uffici per creare spazi e l’ufficio diventava all’occasione una sala da ballo, una palestra, una officina, e per fortuna molte attività le facevamo all’esterno).

Così è nato il Progetto Girasole con il primo e sperimentale laboratorio di mimo e di musica, i laboratori di via Lampedusa, sede del nostro ufficio come quello di giardinaggio che si prendeva cura del giardino della ASL, di cucina, alfabetizzazione, orientamento. Il nostro sogno era quello di avere dei locali sia per i vari laboratori, sia per realizzare una casa famiglia per quei ragazzi che non avevano alle spalle famiglie o parenti per supportarli. Nel 2000 la nostra strada si è incrociata con quella della signora Valentini, la quale già da anni aveva intravisto il potenziale che si nascondeva dietro un vecchio casale nel quartiere Vigne Nuove.

Il “Casaletto”, come viene chiamato affettivamente oggi da tutti, era un rudere di un vecchio casale dell’agro romano di proprietà del Comune di Roma. Viene ristrutturato da quest’ultimo con i fondi del Giubileo nell’anno 2000, su pressione di una associazione di familiari di persone disabili, della Consulta disabili municipale e in particolare della signora Rita Valentini. La destinazione d’uso prevista era la costruzione di una Casa famiglia e la messa in atto di attività per utenti disabili adulti seguiti dal nostro Servizio.
Inizialmente la struttura era stata assegnata a questa associazione e successivamente, su proposta dell’associazione stessa, venne data in gestione al Servizio Disabili Adulti della ex ASL RMA. Così è cominciata l’avventura “Casaletto”, per la cronaca la Casa famiglia e il Centro Diurno Fratelli Lumière.

Finalmente avevamo un luogo dove far confluire i vari laboratori organizzati fino a quel momento. Anche se all’inizio eravamo circondati sola da mura, pieni di entusiasmo abbiamo cominciato ad attrezzarlo con poche cose, portando oggetti personali dalle nostre case per arredare quelle stanze vuote e insieme agli operatori delle cooperative, che si sono adattati a lavorare in una situazione disagiata, abbiamo cominciato a muovere i primi passi.

Nel 2002, per dar vita formalmente a questo progetto, è stato stipulato un protocollo d’intesa tra l’ASL e il Comune di Roma. Attraverso questo protocollo si prevedeva una congiunzione delle risorse finanziarie fra i due enti per il funzionamento della struttura, dando così vita alla prima reale forma di integrazione socio-sanitaria nel territorio cittadino. Il Comune si impegnava a sostenere i progetti già portati avanti dal Servizio e a finanziare parte della quota per la realizzazione della casa famiglia; la ASL a finanziare l’altra metà della quota e ad arredare tutta la struttura, a fare tutti gli interventi di riqualificazione, compreso quello sul terreno adiacente, e a garantire negli anni la manutenzione costante della struttura.

Nel 2005, finalmente, anche la casa famiglia comincia la sua avventura ospitando 8 ragazzi disabili. In tutti questi anni, la storia del Casaletto si è arricchita notevolmente: sono stati attivati circa 30 laboratori socio-riabilitativi per circa 90/95 utenti. Tralascio l’elenco dei vari laboratori, cito quelli più conosciuti come il Trekking urbano, che ha più volte organizzato una camminata della memoria in occasione del 25 aprile, in collaborazione con il Municipio e il circolo Montesacro; il cineforum, la fotografia, la cucina, il coro, il mimo… Diversi gli eventi nati intorno al Casaletto che si è posto come un contenitore propulsivo di tante attività socio-culturali: il mercatino delle carabattole, i catering, le serate musicali e tanto altro. È stato creato un giardino a tema, il giardino delle giuggiole, che ha ospitato i bambini della scuola elementare del circolo Montessori di viale Adriatico e li ha visti cimentarsi come giardinieri o cuochi per un giorno, accompagnati in questo dai nostri ragazzi.

Forte è stata, negli anni, la collaborazione con ditte di zone per la creazione di calendari, con le “mamme”, con alcune signore del centro anziani, col comitato di quartiere e coi vari volontari per il laboratorio del pane… Il tutto è stato fatto con una sinergia costante tra casa famiglia e centro diurno. E forte è stato ed è tuttora un senso di appartenenza che noi ex ed attuali operatori del Servizio disabili, gli operatori delle cooperative, i volontari e gli utenti stessi sentiamo, e tutti si sono adoperati per renderlo più funzionale e più bello. È stato creato il vialetto dell’amore, il giardino di peonie, il piccolo laghetto, sono state messe delle casette di legno, sono stati adibiti dei gazebi ad hoc come spazi ricreativi. Questo luogo ha preso vita, ma non avendo un nome specifico, e non volendolo connotare in maniera troppo sanitaria, ci siamo messi alla ricerca di un nome appropriato che potesse dar conto di tutta questa storia ed abbiamo coinvolto i ragazzi e gli operatori in un brainstorming collettivo in cui tutti cercavano di trovare un nome bello, importante, fino a quando ci siamo resi conto che un nome già ce lo avevamo: il “Casaletto”!

Il Casaletto è qualche cosa di più di un insieme di laboratori e di una casa famiglia, è una varietà di storie di persone, è un insieme di cose materiali vissute, addomesticate e trasformate, è un laboratorio in divenire di pratiche e sapori, un patrimonio immateriale che si è fatto colonizzare dalla comunità umana che lo vive ogni giorno, un soggetto che ha trasformato lo spazio in un centro identitario, un luogo di affezione. Un luogo che ha trasformato il suo obiettivo e ci ha portato a vedere il disabile non soltanto come persona da assistere, ma come una risorsa del territorio. Il Casaletto è sempre stato visto da noi in un’ottica inclusiva, un soggetto attivo e parte di una comunità in cui realtà diverse si incontrano e si contaminano creando servizi. Inclusione per noi non era, e non è, sinonimo di una condizione fuori norma da integrare, ma un processo che si svolge e si definisce nell’interazione fra i sistemi (le persone, i gruppi, le istituzioni).

Per questo non abbiamo mai voluto un cartello fuori il cancello che lo identificasse come centro per disabili. È una casa dove vivono delle persone, ma anche una struttura aperta dove si svolgono attività per gli abitanti di Vigne Nuove (e non solo!): è il luogo dove passare una piacevole serata in compagnia, mangiando e gustando buona musica, è soprattutto l’Arena Lumière (che tra l’altro ha vinto il premio messo in palio dal giornale la Voce del Municipio per la creazione di eventi culturali e che è stato assegnato dalla giuria in base ai voti espressi dai cittadini del quartiere).

Per la realizzazione dei due progetti la ASL si è avvalsa della collaborazione di insegnanti, di una cooperativa, entrambi selezionati in base ad un pubblico bando, e si è avvalsa inoltre della collaborazione di volontari, del centro anziani, alcuni membri del comitato di quartiere, ma anche di ex operatori del servizio i quali, seppure in pensione, hanno continuato a frequentarlo.
Sono passati gli anni e nonostante il cambio di guardia degli operatori storici della ASL, tra cui la sottoscritta, il Casaletto ha mantenuto intatte le sue caratteristiche: è un progetto ancora vivo e in ottime mani. E noi, nonostante il nostro pensionamento, siamo ancora qui per difendere questa risorsa importante per gli utenti e per il quartiere. Una risorsa che avrebbe avuto la possibilità di crescere ancora, di evolversi se il Comune non avesse deciso di interrompere la collaborazione intrapresa fino ad oggi con la ASL affidando alla cooperativa che vincerà il bando la gestione dell’intera struttura.

Alla ASL rimarrebbe la gestione e il controllo dei progetti terapeutici degli utenti, ma come questa esperienza ha dimostrato, i progetti terapeutici non sono scindibili dai progetti sociali e territoriali e la ASL ha dimostrato di aver affrontato e di continuare ad affrontare il problema della disabilità con uno sguardo a trecentosessanta gradi. E mi permetto di dire questo perché la ASL attraverso il servizio D.A. è radicata sul territorio e ne garantisce una conoscenza capillare; perché è la regista che cura la messa in rete di tutti gli attori che a vario titolo sono necessari per il raggiungimento degli obiettivi sopra formulati; perché garantisce la presenza costante di personale dell’équipe del Servizio Disabili; perché indirizza il lavoro degli operatori delle cooperative, dei docenti e dei volontari secondo progetti accurati. Inoltre la ASL provvede alla continuità del lavoro sugli utenti e sul territorio; alla manutenzione della struttura provvedendo costantemente al suo miglioramento anche estetico investendo risorse proprie. Insomma, il Comune e l’ASL sono due enti pubblici che condividono la stessa politica di sostegno all’integrazione e inclusione sociale da anni.

Questa petizione non è contro le cooperative alle quali riconosco grande competenza e un grande spirito di collaborazione (e con le quali il servizio continuerebbe a collaborare), ma è per il mantenimento della gestione del Casaletto alla ASL. Anche perché la cooperativa che si aggiudicherà la gara rimarrebbe come gestrice fino alla scadenza del bando, quindi presumibilmente 4/5 anni. Senza la garanzia, e quindi la sicurezza di poter restare, di certo non investirebbe risorse economiche per una struttura che potrebbe dover lasciare! Il Comune negli anni, indipendentemente dal colore politico delle giunte che si sono alternate, ha sempre accettato e condiviso i progetti presentati dal Servizio D.A, è stato presente alle tante iniziative intraprese e mi è difficile capire, oltre la latitanza del Comune degli ultimi anni, il perché di questo improvviso cambio di rotta, non giustificato da quisquilie burocratiche le quali, se in buona fede, si sarebbero potute affrontare in modo dialettico e costruttivo, secondo quella logica collaborativa che ha sempre caratterizzato queste due istituzioni pubbliche.

Sono in pensione da quasi due anni e partecipo occasionalmente alle varie iniziative intraprese dalla nuova équipe che gestisce il Casaletto, ma lo sguardo protettivo che accompagna la sua evoluzione, e la rabbia che mi assale a immaginare una possibile fine di questa esperienza, non è frutto di una ferita narcisistica, né è una aprioristica difesa della ASL in quanto una sua ex dipendente. Piuttosto nasce dalla piena consapevolezza che l’attuale organizzazione del Casaletto è una garanzia per gli utenti e le loro famiglie ed è per questo che sono pienamente convinta che questa esperienza debba continuare, al di là delle cooperative, e delle figure professionali che comunque continuerebbero a collaborare.

Ringrazio quanti hanno speso parole di apprezzamento per il Casaletto e le oltre 1000 persone che hanno firmato la petizione,e quanti si presteranno a firmare perché l’obiettivo è NON FACCIAMO MORIRE IL CASALETTO!

Sono tra le persone promotrici della petizione “Il Casaletto non si tocca, stop al bando!” contro la superficialità di Roma Capitale che ha predisposto la messa a bando della Casa Famiglia “Fratelli Lumière” (cfr. Determinazione dirigenziale del Dipartimento Politiche Sociali del Comune di Roma, Numero Protocollo QE/61454/2020 del 07/10/2020, Oggetto: (DISABILITÀ) Avviso pubblico per l’individuazione di organismi idonei cui affidare in regime di accreditamento, la gestione delle strutture residenziali socio assistenziali per le persone con disabilità residenti nel Comune di Roma: Casa Famiglia “Fratelli Lumière” sita Roma, in Largo Fratelli Lumière n. 35/36).

Ma vi assicuro, e sono certa di poter parlare anche a nome dei miei colleghi, che seppure ex dipendenti, saremo pronti a firmare petizioni anche contro la ASL qualora dovesse tradire le aspettative che nutriamo nei suoi confronti, perché siamo sempre dalla parte dell’utenza e pronti a difendere le cose belle che ci sono nel nostro quartiere.

Pina Simeoni
Ex Responsabile Servizio Disabili Adulti oggi in pensione

Fotografia tratta dall’incontro Socrate al Casaletto, con Pietro Del Soldà
Grande come una città
Grande come una cittàhttps://grandecomeunacitta.org
Grande come una città è un movimento politico-culturale, nato a Roma, nel Terzo municipio, per promuovere l’incontro fra le persone, creare luoghi e momenti di confronto, nella condivisione di valori come inclusione, nonviolenza, antifascismo, e nel rispetto di tutte le opinioni, etnie, religioni e orientamenti sessuali.

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