Tre sorelle: il caso Gorilla Sapiens Edizioni

di Valentina, Valeria e Serena Presti Danisi

Il 409 fino a Tiburtina, poi metro B fino a Conca d’Oro, e un pezzetto a piedi. Il 409 fino ad Arco di Travertino, poi metro A fino a Termini, poi metro B e un pezzetto a piedi. Il trenino Termini-Giardinetti fino a Termini, un pezzetto a piedi, poi il 90 o l’82 fino a piazza Sempione.
Da quasi due anni, questi tragitti, e altre varie combinazioni, ci portano da Torpignattara a Monte Sacro e viceversa, per inciso tutti con una durata di percorrenza mai inferiore a un’ora.

Forse era più facile quando si stava tutte e tre nella stessa casa, su via Nomentana. Per un colpo di fortuna, avevamo preso in affitto un appartamento abbastanza ampio da ricavarci una vera e propria redazione. Una grandissima libreria bianca l’avevamo trovata già lì, altri mobili li abbiamo poi rimediati di seconda mano, regalati da amici. Durante il trasloco, con la casa mezza vuota, a volte ci sedevamo sulle reti dei letti – non c’erano ancora le sedie – e fantasticavamo sulla casa editrice che stava nascendo. Neanche ci rendevamo conto che quel fantasticare era già un progettare.

Qui in effetti c’è un piccolo paradosso temporale. In quel periodo infatti Gorilla Sapiens era già nata, almeno sulla carta. Era nata in una casetta buia e fastidiosa, in zona piazza Vescovio. Da lì, per arrivare a viale Libia a piedi, facevamo spessissimo su e giù per via Poggio Catino, e proprio su quella strada in salita e in discesa diventavamo matte nel tentativo di trovare un nome alla casa editrice.
Il nome saltò fuori per caso, ma non concordiamo su quale sia stato il caso. Eravamo sicuramente in Sicilia dai nostri genitori (con buona pace di via Poggio Catino), era estate, ma ognuna di noi ricorda una stanza diversa, e una diversa sequenza di botta e risposta (chi disse “gorilla”, chi aggiunse “sapiens”, chi sancì “perfetto”?). Alla fine, come fu come non fu, è nato il Gorilla Sapiens.
Quindi riavvolgendo il nastro: di nuovo su a Roma, fondazione della casa editrice nell’ottobre 2011, trasloco a via Nomentana a dicembre, e da gennaio 2012 inizio di una nuova fase della nostra vita.

Può sembrare strano usare l’espressione ‘la nostra vita’, come si trattasse di un unico percorso, mentre siamo in tre. Ma per noi essere sorelle è stato uno dei primi elementi identitari, e forse il più forte. Siamo cresciute condividendo tutto e, insieme alle nostre rispettive personalità, si è andata formando una comune visione del mondo. E poi il desiderio di realizzare qualcosa insieme.
Non abbiamo mai analizzato in cosa consistesse questa ‘comune visione del mondo’: era – è – semplicemente il nostro modo di essere.
Non siamo persone impavide, non ci riconosciamo nella figura – retorica – dell’editore coraggioso, non ci sentiamo ‘donne forti’, ma sappiamo molto bene cosa ci piace e cosa no. Soprattutto cosa no, a dire il vero. E tra le prime cose no c’è senz’altro la retorica. Se questo articolo – se questo è un articolo – dovesse suonare retorico in qualche punto, sarebbe una disdetta.

Non abbiamo sempre avuto un grande sogno nel cassetto, ne abbiamo avuti diversi. L’editoria non era precisamente tra questi. È venuta per caso, per piccoli aggiustamenti di rotta o, da un’altra prospettiva, a causa di una drammatica mancanza d’orientamento.
Sarebbe bello poter dire che avevamo le idee chiare sin da subito, ma sarà poi davvero bello aver sempre le idee chiare? Comunque noi no, abbiamo tentato, sperimentato, sbagliato, ripetuto i nostri errori, e talvolta ne abbiamo persino indovinata una. Statisticamente è possibile.
Per esempio, abbiamo schivato l’idea di un grafico che come logo ci ha proposto la sagoma di un gorilla con una lampadina che usciva dal culo: per ragioni presumiamo autobiografiche, si era convinto che è da lì che provengono le idee. Può sembrare un episodio inventato allo scopo di produrre una battuta di basso livello, ma è vero e abbiamo conservato le prove. Abbiamo conservato le prove di molteplici misfatti di grafici e autori o aspiranti tali. Giusto per dire che, tra le altre cose, non siamo delle Belle Persone.
Alla fine, comunque, abbiamo avuto il nostro bel logo con il faccione gorillico sorridente e occhialuto. La maschera comica.

gorilla

Non subito, ma per gradi ci siamo focalizzate sulla narrativa umoristica. Tra parentesi, l’unico uso legittimo e non fastidioso – che poi è la stessa cosa – dell’espressione ‘focalizzarsi’ è nel film dei fratelli Marx Horse Feathers (I fratelli Marx al college, 1932). Altra parentesi, una volta un noto sito di cose letterarie italiane ha postato la celebre citazione di Groucho: «All’infuori del cane, il libro è il migliore amico dell’uomo. Dentro il cane è troppo scuro per leggere» mutilandola in «All’infuori del cane, il libro è il migliore amico dell’uomo». E questa è la gente con cui bisogna lavorare.

Non tutti i libri che facciamo si possono definire umoristici, e anche definire l’umorismo in sé è impresa ardua. E forse inutile. Ci ritroveremo in ogni caso nella mail proposte di raccolte di barzellette o ‘post divertenti’. A volte diciamo che per selezionare i nostri autori e libri usiamo il criterio dell’identità riconoscibile o voce autoriale ben definita e sciocchezze simili. Ma per farla breve e semplice, scegliamo i libri che non ci annoiano. E che continuano a non annoiarci anche all’ennesima revisione e rilettura.
Odiamo pontificare e non apprezziamo chi pontifica, quindi ci proibiamo di farlo. Ci rifiutiamo di esprimere un’idea assolutistica su cosa sia o dovrebbe essere la letteratura. Ma, anche se per nostra natura siamo portate a ridimensionare umoristicamente quello che facciamo, siamo convinte che sia un qualche tipo di letteratura. Quasi sempre. Conosciamo i nostri limiti e quelli dei nostri libri meglio di chiunque altro, come si conoscono i difetti e le debolezze di una sorella.
Non li amiamo di meno per questo.

Non è facile farsi capire. L’uso di un linguaggio ironico e antifrastico anche nella comunicazione ufficiale può dare un’immagine ‘simpatica’, ma di contro rischia di rendere poco credibili. Per noi invece è incredibile che risultino credibili coloro che si autoincensano, eppure…
Prendersi sul serio e lavorare seriamente non sono la stessa cosa. Sì, questa è una banalità, eppure…
Per noi il gioco è l’unica forma valida di comunicazione, l’unica scappatoia dalla retorica.
Questo punto riteniamo che sia dimostrato nei fatti dai nostri autori.

Non saremmo le prime editrici a dire che i nostri autori sono la nostra famiglia. E infatti non lo diremo. Sarebbe più corretto la nostra combriccola, la nostra armata Brancaleone, il nostro flying circus. Ma in fondo non abbiamo bisogno, né voglia, di definirci. Ci siamo incontrati grazie alla scrittura, alla letteratura, o quello che è. E poiché la letteratura è parte della nostra vita, e la nostra vita è molto semplice e concreta, abbiamo mangiato e bevuto insieme, abbiamo riso e discusso insieme.
Nella redazione di via Nomentana, molte volte a cena, e quando capita dove capita, alle serate letterarie, alle presentazioni, alle fiere.
Stiamo viaggiando insieme. E non siamo soli. Il nostro mondo si è popolato di persone che ci leggono, si interessano ai nostri libri e ai nostri progetti, addirittura fanno il tifo per noi. E se su molte, moltissime cose non abbiamo certezze, almeno una ci è chiara: la vita probabilmente non ha uno scopo, figuriamoci la letteratura, l’unica cosa che può avere senso è passarla in buona compagnia. Per questo volevamo trovare delle persone che condividessero la nostra visione o quantomeno una certa attitudine: tirare su questa impresa scalcagnata era un modo per scovare dei sodali, dei compagni di avventura, degli amici. Con Gorilla Sapiens abbiamo lanciato un’esca.

Gorilla Sapiens Edizioni è stata fondata nell’ottobre del 2011 da Valentina, Valeria e Serena Presti Danisi. La prima pubblicazione è di maggio 2012. A oggi ha pubblicato sedici raccolte di racconti, quattro romanzi, quattro antologie di autori vari, due libri di poesie e la serie in cinque volumi illustrati di Gargantua e Pantagruele di François Rabelais. – edizione integrale, traduzione di Augusto Frassineti. Per maggio 2019 è prevista l’uscita di altre due raccolte di racconti. Si occupa di narrativa non di genere, spesso ma non sempre di taglio umoristico, di autori italiani contemporanei. Con l’unica eccezione di Rabelais, s’intende.
[http://www.gorillasapiensedizioni.com/]

Il Gargantua e Pantagruele di François Rabelais (1494-1553) è una serie di cinque libri pubblicati in Francia tra il 1532 e il 1564. Questi sono i fatti ridotti all’osso. Ma come riassumere e definire un’opera della portata del Gargantua e Pantagruele? Espressioni generiche come capolavoro della letteratura mondiale, classico insuperato del genere satirico e così via, sicuramente non sono fallaci, ma certo insufficienti. Come i due protagonisti, padre e figlio, giganti sovrani del regno di Utopia, l’opera si presenta enorme e portentosa, incontenibile. Con le parole di Giorgio Manganelli: «Rabelais è un gigante nel senso fisico, manesco, fantastico, corporale; è una struttura carnale e ossea che sdraiata occupa gran parte di un secolo, il Cinquecento francese; ora, i giganti non si muovono, non camminano, non mangiano, non amano, senza produrre rumori, rimbombi, stamburamenti, vulcanici borborigmi, uragani di sospiri; e per discorrere del loro mondo, per scambiare alcune considerazioni sul tempo, sul cibo, sul prender moglie e sulla morte, i giganti abbisognano di dizionari stermina, parlano per cataloghi, elenchi, filastrocche». (L’Europeo, 20 aprile 1980)
La vita molto spaventevole del grande Gargantua, il primo libro, e i successivi quattro dedicati ai fatti e detti eroici del nobile Pantagruele, raccontano di innumerevoli peripezie, avventure, viaggi e battaglie, ma raccontano anche un tempo, la prima metà del Cinquecento, attraverso la lente deformante – e lo sguardo illuminante – della satira. Come scrisse nel 1980 lo scrittore Mario Lunetta: «[…] in Rabelais il riso non ha un moralistico movente catartico: è una fiaba anfibia, di volta in volta impunemente liberatoria o ferocemente eversiva, finalizzata alla satira e alla parodia degli istituti ripetitivi, dei dogmatismi castranti, insomma della Morte. Ecco allora convivere senza attriti e senza soluzione di continuità, nell’opera meno didascalica che l’Occidente abbia mai prodotto, il manifesto pedagogico e la pura invenzione comica, il manuale del buon comportamento e la stravaganza sfrenata, la famosa lettera di saggi consigli di Gargantua a suo figlio e la regola del convento dei Telemiti, ispirata a una felice anarchia e racchiusa in un solo articolo: FA’ CIÒ CHE VUOI […]».
L’opera, nella nuova edizione proposta da Gorilla Sapiens Edizioni, è stata ripubblicata nella traduzione di Augusto Frassineti (1911-1985), edita per la prima volta nel 1980 dalla casa editrice Sansoni e successivamente da Rizzoli, tuttora riconosciuta come la migliore mai realizzata in Italia e vincitrice del Premio Monselice 1981. Frassineti, oltre che traduttore, è stato uno scrittore, tra le sue opere si ricordano il romanzo Misteri dei Ministeri, le raccolte di novelle L’unghia dell’asino, Un capitano a riposo, Tre bestemmie uguali e distinte, e la silloge poetica Vita! Vita! Vita!. Anche alla luce della qualità e della particolarità dei suoi lavori in prosa, l’incontro tra Frassineti e Rabelais fu definito dalla critica non solo fortunato, ma quasi inevitabile.
Rispettando la divisione originale del testo, l’opera è stata pubblicata in cinque volumi, ciascuno arricchito dalle illustrazioni di un diverso artista. Gorilla Sapiens ha selezionato alcuni fra gli illustratori italiani che più hanno dimostrato di possedere un forte spirito innovativo e delle identità ben definite, potendo così offrire nuove e inedite letture iconografiche dell’opera.
I volumi hanno un formato di 16,5 x 24 cm, sono stampati su carta di pregio e ognuno di essi ospita tra le quindici e le venti illustrazioni a colori a tutta pagina. Gli illustratori sono: Manfredi Ciminale, Irene Rinaldi, Francesco Poroli, Martoz, Elisa Macellari.

Valentina Presti Danisi è nata accidentalmente a Mirano (VE) nel 1982. Ha vissuto la prima metà della sua vita in Sicilia e l’altra metà a Roma. Si è laureata in Antropologia e poi in Editoria e giornalismo. Dopo qualche esperienza nell’editoria romana, ha battuto la testa e ha fondato la sua casa editrice.

 Valeria Presti Danisi è nata in Sicilia, ha studiato prima Lingue e poi Traduzione all’università La Sapienza di Roma. Attualmente si occupa di traduzione letteraria e cinematografica. Di recente ha scoperto che non saprebbe scrivere una sua breve biografia.

 Serena Presti Danisi, nata e cresciuta in Sicilia, da 11 anni risiede a Roma (ma per brevi periodi ha vissuto anche a Pisa e Padova). Laureata in Scienze storiche, attualmente, oltre a collaborare con Gorilla Sapiens Edizioni, sta svolgendo un dottorato di ricerca in Storia contemporanea. Qualche giorno fa, leggendo l’oroscopo di Rob Brezsny che chiedeva: «Quali sono le tre cose più importanti che hai fatto, Pesci?», si è resa conto di non aver mai fatto niente di importante.

Grande come una città
Grande come una cittàhttps://grandecomeunacitta.org
Grande come una città è un movimento politico-culturale, nato a Roma, nel Terzo municipio, per promuovere l’incontro fra le persone, creare luoghi e momenti di confronto, nella condivisione di valori come inclusione, nonviolenza, antifascismo, e nel rispetto di tutte le opinioni, etnie, religioni e orientamenti sessuali.

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