Greta Thunberg’s School Strike for the Climate | Save the world by changing the rules

Sedici anni, lunghe trecce bionde, svedese, decisa a impegnarsi per l’ambiente dall’età di otto, nell’agosto 2018 Greta Thunberg si siede in terra davanti all’ingresso del parlamento, a Stoccolma. «Sciopero della scuola per il clima», con queste parole scritte su un cartello inizia la sua protesta in solitaria, ogni giorno per tre settimane e, a partire dall’8 settembre, ogni venerdì, finché ottiene in risposta dai politici svedesi l’impegno a disporre un piano di riduzione delle emissioni per il contenimento della temperatura al di sotto dei 2 gradi Celsius, nel rispetto dell’Accordo di Parigi.
Ispirando ben presto centinaia di migliaia di ragazze e ragazzi, Greta dà avvio a una grande mobilitazione mondiale, raccolta intorno agli hashtag  #FridaysforFuture e #ClimateStrike. Nel frattempo in Svezia viene nominata donna dell’anno dai giornali Expressen e Aftonbladet, discute con Al Gore e con la direttrice del Fondo monetario internazionale Christine Lagarde, interviene a COP24 a Katowice e al World Economic Forum a Davos. Nel novembre 2018 è tra i relatori del TEDxStockholm, con un discorso che qui riportiamo integralmente.

Venerdì 15 marzo si svolgerà il Global Strike for Future, il primo sciopero mondiale per il clima, promosso, e fortemente voluto, dalla giovane Greta Thunberg. Settantacinque i Paesi coinvolti, oltre quaranta le città italiane che hanno aderito per chiedere ai governi un immediato cambiamento di rotta. È necessario che tutte le persone, uomini e donne, giovani e anziani, diano un segnale forte per il clima, per la salvaguardia dell’ambiente, per il pianeta. Si chiede di non restare fermi o delegare, ma di agire in prima persona. Non è più tempo di aspettare, nella speranza di poter risolvere le cose contando su regole troppo spesso ignorate. È ora di cambiarle, le regole, cambiare le teste delle persone, il modo di pensare e agire… cambiare tutto.

Map FridaysForFuture

Mappa presente sul sito Fridays for future con tutti gli aderenti

Quando avevo più o meno otto anni, sentii parlare per la prima volta di cambiamento climatico, o riscaldamento globale. A quanto pareva era stato creato dagli uomini, col nostro stile di vita. Mi fu chiesto di spegnere le luci per risparmiare energia e di riciclare la carta, per risparmiare risorse. Ricordo di aver pensato quanto fosse strano che gli umani, specie animale tra le tante possibili, fossero in grado di alterare il clima mondiale. Perché se così fosse stato, se davvero fosse stato in corso questo cambiamento, di certo non avremmo parlato di altro.

Alla TV, ogni trasmissione avrebbe dovuto parlare di questo. Radio, giornali, servizi televisivi: non si sarebbe dovuto leggere o sentire altro, quasi fosse in corso una guerra mondiale. Ma nessuno ne parlava mai. Se la combustione di fonti fossili fosse stata una minaccia esistenziale, come avremmo potuto continuare come prima? Perché non erano state imposte restrizioni? Perché non era stato reso illegale? Per me, tutto ciò non aveva senso. Era assurdo. E così, all’età di 11 anni, mi ammalai. Caddi in depressione, smisi di parlare e persino di mangiare. In due mesi, persi circa 10 chili. In seguito, mi furono diagnosticate la sindrome di Asperger, l’OCD e il mutismo selettivo. Il che significa che parlo solo quando penso sia necessario, e ora è uno di quei momenti.

Per quelli di noi che ricadono in questo spettro, quasi tutto è bianco o nero. Non siamo molto bravi a mentire, e di norma non desideriamo partecipare a quelle trame sociali a cui il resto di voi sembra appassionarsi tanto. Credo che per molti aspetti siamo noi autistici quelli normali e il resto delle persone piuttosto bizzarro, specialmente quando arriva a parlare di crisi della sostenibilità, quando tutti cominciano a dire che il cambiamento climatico è una minaccia esistenziale, la questione più importante di tutte, e malgrado ciò vanno avanti come se niente fosse.

Non riesco a capacitarmene, perché se le emissioni devono essere fermate, allora le dobbiamo fermare! Per me questo è bianco o nero. Non ci sono zone grigie, con la sopravvivenza in gioco. O progrediamo, come civiltà, oppure no. Dobbiamo cambiare. Le nazioni ricche, come la Svezia, devono iniziare a ridurre le emissioni del 15% all’anno, almeno. E questo per mantenere il riscaldamento al di sotto di due gradi. Eppure, come l’IPCC – Intergovernmental Panel on Climate Change ha recentemente dimostrato, darsi l’obiettivo di 1,5 gradi Celsius potrebbe significativamente ridurre gli impatti climatici. Ma possiamo solo immaginare cosa potrebbe significare ridurre le emissioni.

Ciò porterebbe a pensare che i media e tutti i nostri leader non parlerebbero d’altro, ma invece non ne fanno neanche menzione. Né qualcuno ricorda mai la quantità di gas serra già intrappolati nell’ecosistema. Né che l’inquinamento dell’aria cela un riscaldamento per cui, quando smetteremo di bruciare fonti fossili, avremo già un innalzamento aggiuntivo delle temperature pari forse da 0,5 a 1,1 gradi Celsius.

È raro, inoltre, che qualcuno parli del fatto che siamo nel mezzo della sesta estinzione di massa, in cui ogni giorno si estinguono fino a 200 specie. E che il tasso di estinzione, oggi, è tra le 1.000 e le 10.000 volte più alto di quello che consideriamo normale. Né qualcuno parla mai di equità e di “giustizia climatica”, chiaramente menzionati a più riprese nell’Accordo di Parigi, che sono assolutamente necessari per il successo globale dell’operazione. Significa che le nazioni ricche devono arrivare a emissioni zero entro sei/dodici anni, partendo dai livelli di oggi. E questo affinché le nazioni più povere abbiano il tempo di aumentare i loro standard di vita dotandosi di alcune delle infrastrutture che noi abbiamo già costruito, come strade, scuole, ospedali, acqua potabile, elettricità, e così via. Come possiamo infatti aspettarci da nazioni come l’India o la Nigeria un impegno a favore del clima se noi, che abbiamo già tutto, non pensiamo nemmeno un istante né al clima, né agli impegni presi con l’Accordo di Parigi?

Ma perché non riduciamo le nostre emissioni? Perché, in realtà, continuano ad aumentare? Siamo consapevoli di causare un’estinzione di massa? Siamo malvagi dentro, forse? [Are we evil?] No, certamente no. Le persone continuano a fare ciò che fanno perché la gran parte di loro non ha la minima idea delle vere conseguenze del nostro stile di vita, e non capiscono quanto sia necessario un cambiamento immediato. Tutti pensiamo di saperlo, e pensiamo che tutti lo sappiano. Ma non è così. E come potremmo?

Se davvero ci fosse una crisi, e questa crisi fosse causata dalle nostre emissioni, ne vedreste perlomeno i segni. Non solo città sommerse, decine di migliaia di vittime, e intere nazioni ridotte a cumuli di macerie. E vedreste alcune restrizioni. Invece no. Nessuno ne parla. Nessuna riunione d’emergenza, servizi in TV, edizioni straordinarie. Nessuno agisce davvero come se fossimo in crisi. Persino la maggior parte dei climatologi e dei politici impegnati nell’ecologia continuano a prendere aerei per volare intorno al mondo, mangiando carne e latticini.

Se riuscirò ad arrivare a 100 anni, sarò viva nel 2103. Oggi, quando si pensa al futuro, l’orizzonte comune è il 2050. A quell’epoca, se dovessi arrivare a 100 anni, non sarò neanche a metà della mia vita. Cosa succederà dopo?

Nel 2078 celebrerò il mio settantacinquesimo compleanno. Se avrò figli o nipoti, forse trascorreranno quel giorno con me. Forse mi chiederanno di voi, gli adulti del 2018. Forse chiederanno perché non avete fatto niente quando c’era ancora tempo per agire. Quel che facciamo o non facciamo adesso condizionerà tutta la mia vita, e le vite dei miei figli e nipoti. Quello che facciamo o non facciamo adesso non potrà essere cambiato in futuro da me e dai miei coetanei.

Così, lo scorso agosto, all’inizio dell’anno scolastico, ho deciso che ne avevo abbastanza. Mi sono seduta di fronte al Parlamento svedese, e ho proclamato il mio sciopero per il clima. Alcuni dicono che farei meglio ad andare a scuola. Alcuni dicono che dovrei studiare per diventare una climatologa, così da “risolvere la crisi climatica”. Ma la crisi climatica è già stata risolta. Conosciamo tutti i fatti e abbiamo pronte tutte le soluzioni. Dobbiamo “solo” darci una mossa [wake up] e cambiare. Perché dovrei studiare per un futuro che non ci sarà, quando nessuno sta facendo niente per salvarlo, quel futuro. E a che scopo dovrei andare a scuola, per imparare nozioni su nozioni, quando i dati più importanti forniti dalla ricerca avanzata a questo stesso sistema scolastico sembrano non significare nulla per i politici e per la società.

Alcuni dicono che la Svezia, in fondo, è una nazione piccola, e che qualunque nostra azione non avrà grande impatto. A mio avviso, invece, se qualche bambino guadagna le prime pagine di tutto il mondo solo assentandosi da scuola per qualche settimana, pensate cosa potremmo fare tutti insieme, se solo volessimo.

Ora sono quasi alla fine del mio intervento, il momento in cui le persone, di solito, parlano di speranza, pannelli solari, energia eolica, economia circolare, e così via, ma non sarà il mio caso. Sentiamo da trent’anni discorsi di incoraggiamento e pensieri positivi. Mi dispiace, ma non funzionano. Se funzionassero, a questo punto le emissioni sarebbero diminuite. Così non è stato. E, sì, abbiamo bisogno di speranza, certamente ne abbiamo. Ma la cosa di cui abbiamo ancor più bisogno della speranza è l’azione. Quando inizieremo ad agire, la speranza sarà ovunque. Quindi, invece di cercare la speranza, cerchiamo l’azione. A quel punto, e solo a quel punto, la speranza arriverà.

Oggi consumiamo 100 milioni di barili di petrolio al giorno. Non ci sono politiche a imporre che questo cambi. Non ci sono regole che ne impediscano l’estrazione. Quindi non potremo salvare il mondo giocando con queste regole, perché sono le stesse regole a dover essere cambiate.

Deve cambiare tutto, e il cambiamento deve iniziare oggi.
Grazie.

(Photograph by Anders Hellberg)

Per approfondire

Grande come una città
Grande come una cittàhttps://grandecomeunacitta.org
Grande come una città è un movimento politico-culturale, nato a Roma, nel Terzo municipio, per promuovere l’incontro fra le persone, creare luoghi e momenti di confronto, nella condivisione di valori come inclusione, nonviolenza, antifascismo, e nel rispetto di tutte le opinioni, etnie, religioni e orientamenti sessuali.

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