In vista del referendum sulla riforma costituzionale, Grande come una città APS promuove un incontro di approfondimento sul tema
Lunedì 23 febbraio 2026 a Roma, nella sede dell’Associazione Progetto Itaca, parleremo della riforma costituzionale Nordio-Meloni sulla quale noi cittadini saremo chiamati ad esprimerci con il voto il 22 e 23 marzo prossimi.
Ne parleremo con i magistrati Paola Filippi e Marco Patarnello e con Virginia Veludo, attivista e divulgatrice culturale. A moderare l’incontro il giornalista Mario Di Vito.
È la prima volta che una riforma costituzionale interviene direttamente su uno dei tre poteri dello Stato – quello giudiziario – le precedenti revisioni hanno sempre rafforzato i diritti fondamentali, la parità dei cittadini davanti alla legge, la tenuta del sistema democratico. Questa riforma, invece, colpisce il nucleo di garanzia dell’autonomia e dell’indipendenza della magistratura, modificando ben sette articoli.
Di fatto, viene smantellato il Consiglio Superiore della Magistratura così come disegnato dai Costituenti, che lo avevano concepito come presidio dell’indipendenza del potere giudiziario. L’autonomia della magistratura non basta enunciarla: anche costituzioni autoritarie la proclamano formalmente. La differenza sta nelle garanzie concrete.
La Costituzione italiana, al Titolo IV, separa il potere giurisdizionale da quello esecutivo attraverso un sistema articolato di tutele, il cui perno è proprio il CSM. Smembrando questo assetto si produce un vulnus allo Stato di diritto e al principio secondo cui tutti i cittadini sono uguali davanti alla legge, come recita l’articolo 3 della Costituzione.
Come insegnava Montesquieu, per evitare l’abuso di potere è necessario che ogni potere ponga limiti all’altro. Questa riforma va nella direzione opposta.
La velocità dell’iter di revisione, l’assenza di confronto e di informazione ai cittadini la dicono lunga sulla mancanza di rispetto dei principi democratici con i quali questa riforma si vuole realizzare. I Costituenti avevano previsto una procedura di revisione costituzionale lenta, articolata, proprio per garantire ponderazione, partecipazione delle minoranze, confronto pubblico e discussione parlamentare. La riforma Nordio–Meloni, non è stata oggetto di un effettivo e concreto dibattito parlamentare.
Il decreto governativo di fissazione del referendum è stato emanato il 13 gennaio, prima ancora della scadenza del termine per la raccolta delle 500.000 firme per il referendum oppositivo che scadeva il 30 gennaio. È la prima volta che tra l’approvazione di una legge costituzionale e il referendum trascorrono solo quattro mesi e venti giorni. Inoltre, si è deciso di non consentire il voto ai fuori sede nel luogo di studio o di lavoro, ponendo un ostacolo evidente alla partecipazione al voto, che è un diritto costituzionale.
È una riforma che appare confusa e piena di contraddizioni. Gli articoli modificati risultano in contrasto tra loro: si introduce una corte disciplinare speciale in contrasto con il divieto di giudici speciali; si limita l’impugnazione delle decisioni disciplinari; si introducono nuovi costi senza una copertura coerente, in contrasto con i principi costituzionali. Ed è infatti la prima riforma costituzionale che introduce nuovi costi: oltre 150 milioni di euro all’anno.
Si è parlato di “riforma della giustizia”, ma è falso. Questa riforma non incide sui processi, non riduce i tempi, non rafforza le garanzie dei cittadini. Si parla di riforma sulla separazione delle carriere, ma Giudice e PM sono separati e dunque la riforma non risponde ad alcuna emergenza reale.
Il vero obiettivo è un altro: consentire il controllo del potere politico sulla giustizia, rendere governanti e amministratori più protetti. Non è un caso che questa riforma si accompagni a interventi sulla Corte dei conti e all’eliminazione dell’abuso d’ufficio.
In molti Paesi, quando si vuole ridurre lo spazio della democrazia, i primi a essere attaccati sono i giudici. Perché chi esercita il controllo di legalità sul potere è sempre un ostacolo.
Da questa riforma non si torna facilmente indietro. Le maggioranze cambiano, ma gli organi di garanzia restano. Per questo vanno difesi oggi.
I sistemi democratici non nascono una volta per tutte: vanno costruiti e ricostruiti ogni giorno. Lo avevano imparato sulla propria pelle i nostri Costituenti.
L’appuntamento è per lunedì 23 febbraio alle 18:30 presso Associazione Progetto Itaca, Via Nomentana 512 e via Terminillo 3, a Roma
Mario Di Vito Cronista giudiziario del Il manifesto, è autore di documentari e programmi radiofonici e televisivi. Ha scritto diversi libri. L’ultimo è “Il nero dei giorni. Storia del giudice Amato, delle sue indagini e del suo omicidio” (Laterza 2025).
Paola Filippi Direttrice scientifica dal 2018 della rivista Giustizia Insieme. È sostituta procuratrice generale presso la Corte di Cassazione, è in magistratura dal 1992. Già giudice fallimentare presso il Tribunale di Pescara, è stata sostituta procuratrice a Roma e prima magistrata addetta all’Ufficio studi del CSM. È autrice di numerose pubblicazioni in materia fallimentare, diritto penale dell’economia, ordinamentale e diritto processuale penale.
Marco Patarnello In magistratura del 1989, Marco Patarnello è stato giudice del lavoro a L’Aquila, giudice per le indagini preliminari e giudice per le misure di prevenzione antimafia al Tribunale di Roma; addetto all’Ufficio studi e poi vicesegretario generale del CSM, è stato a lungo magistrato di sorveglianza assegnato al carcere di Rebibbia femminile. Attualmente è sostituto procuratore generale in cassazione e redattore della rivista Questione Giustizia.
Virginia Veludo scrittrice, attivista e divulgatrice culturale, è specializzata in temi socio-politici e filosofici. Si distingue per l’uso innovativo dei social media che incentiva un dibattito pubblico informato e di alto livello. Ha creato il format “Rossa Perpendicolare”, che unisce temi d’attualità a poesia e letteratura, evidenziando il legame tra cultura e impegno civico. La sua rete sociale è in continua crescita, con una community di 193.000 follower su Instagram e 48.000 su Facebook e si caratterizza per l’interesse attivo delle persone che la seguono.



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